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Cannabis contro il cancro: che cosa dice la scienza

Numerosi studi scientifici hanno confermato le virtù terapeutiche della pianta di cannabis, note ormai da parecchio tempo. Oggi i cannabinoidi possono quindi essere impiegati in tutta sicurezza per il trattamento di diverse patologie.

Sappiamo, infatti, che la cannabis ha ottime proprietà antinfiammatorie, ansiolitiche, antiepilettiche, antiemetiche e, in generale, funziona molto bene anche sui recettori dell’appetito. 

A livello neurologico, la cannabis agisce sui recettori del dolore. Non a caso viene utilizzata nelle cure palliative oncologiche e durante la chemioterapia, per combattere le nausee causate dai farmaci e contribuire al benessere psicofisico del paziente.

Negli ultimi anni gli studi sono progrediti e si è dimostrato come la cannabis possa essere un valido aiuto anche nella cura di alcuni tumori, tra cui il neuroblastoma e i melanomi. Diverse ricerche hanno evidenziato come sia il CBD che il THC abbiano un ruolo importante nell’uccidere le cellule tumorali ed impedirne lo sviluppo. In questo articolo, cerchiamo di approfondire l’argomento.

Studio di ricercatori spagnoli e francesi pubblicato sulla rivista scientifica FEBS Letters (1998)

Le cellule tumorali, proprio come le cellule del nostro organismo, crescono e si riproducono in continuazione. La loro crescita, però, distrugge: quando il cancro si avvia a riprodursi, le cellule danno vita ad una scissione continua e possono espandersi in tutti gli organi.

Si tratta della cosiddetta proliferazione neoplasica, che dà poi il via al triste fenomeno delle metastasi. Proprio contro questa fase agiscono il CBD e il THC, con una funzione antiproliferativa: bloccano cioè la scissione e l’espansione delle cellule tumorali.

Non sono pochi gli studi scientifici che dimostrano che i cannabinoidi sono in grado di bloccare il processo di metastasi.

Uno studio del 1998 pubblicato sulla rivista scientifica FEBS Letters ha dimostrato che le molecole di THC inducono la morte cellulare delle cellule di neuroblastoma. Il neuroblastoma è un tipo di tumore tristemente noto per colpire soprattutto pazienti in età pediatrica. In molti casi, non può essere trattato e le diagnosi sono spesso infauste. 

Studio dell’Università Complutense di Madrid, pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Research (2008)

Dieci anni dopo, uno studio spagnolo del 2008, pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Research e portato avanti da un gruppo di ricerca dell’Università Complutense di Madrid, evidenzia come i cannabinoidi, componenti attivi della Cannabis sativa L., e i loro derivati inibiscano la crescita tumorale negli animali da laboratorio.

Ciò accade perché inducono l’apoptosi (cioè la morte) delle cellule tumorali e ne compromettono l’angiogenesi (tra poco ti spiegheremo di cosa si tratta).

È stato anche confermato che questi fitocomposti inibiscono la diffusione delle cellule tumorali, tuttavia i bersagli molecolari di questa azione rimangono ancora sfuggenti. La ricerca si è basata nello specifico sui tumori cerebrali, i cosiddetti gliomi, ma si è scoperto che gli stessi meccanismi li si ritrova anche in alcuni carcinomi cutanei e nei melanomi.

Studio di ricercatori italiani pubblicato sul British Journal of Pharmacology (2012)

Nel 2012 alcuni ricercatori italiani hanno pubblicato uno studio sul British Journal of Pharmacology in cui sono studiati gli effetti anti-angiogenici del CBD. In presenza di cellule neoplasiche, il CBD non si comporta in modo simile al THC, ma ci lavora in sinergia. Questa è stata una grande notizia, perché dimostra come i cannabinoidi possano lavorare simultaneamente, ma in maniera diversa, su diverse cellule tumorali.

Per capire la portata di questa scoperta sono necessarie poche parole sull’angiogenesi, che è un processo con cui le cellule tumorali si procurano il sangue di cui hanno bisogno per nutrirsi e crescere.

L’angiogenesi fa sì che il tumore possa avere un circolo arterovenoso autonomo: creando questi nuovi vasi e nutrendosi del sangue, la sua crescita sarà rapida. Ebbene, i cannabinoidi impediscono al tumore di portare avanti questo processo, vitale per la sua sopravvivenza.

Studio di ricercatori israeliani pubblicato sulla rivista medica Current Oncology (2016)

Nel 2016 la rivista medica Current Oncology ha pubblicato uno studio israeliano in cui viene dimostrato che tanto il cannabidiolo quanto il tetraidrocannabinolo hanno un ruolo importante nel neutralizzare le cellule del neuroblastoma, tumore che abbiamo già citato in precedenza. Il CBD, in particolar modo, si è rivelato davvero efficace nell’uccidere queste cellule.

Ma come fa il CBD ad annientare le cellule di una patologia tanto terribile? Innescando un processo di apoptosi. L’apoptosi è un meccanismo già utilizzato dal nostro organismo quando si trova di fronte a cellule malate, inefficaci e malfunzionanti. Meccanismo che però quando si tratta di neoplasie purtroppo non funziona: ed è qui che il CBD ci viene in aiuto.

Gli investimenti sulla sperimentazione: la realtà israeliana Cannbit

Forti di queste scoperte, alcune aziende farmaceutiche stanno sperimentando l’impiego della cannabis proprio per la lotta a tumori come il neuroblastoma, il glioblastoma e il melanoma. Una di queste è una nota realtà imprenditoriale israeliana, Cannbit, che ha dato il via ad una sperimentazione su volontari.

Cannbit pone al centro delle sue ricerche la sperimentazione clinica, che è il metodo migliore per dimostrare la veridicità di quanto affermato negli studi scientifici, ovvero che la canapa ci permette di curare innumerevoli patologie.

Grazie a Cannbit sono stati condotti oltre 35 studi clinici, riguardanti diverse patologie (fisiche e psichiatriche) e su pazienti di ogni tipo: bambini, giovani, adulti e anziani. Alcuni di questi studi sono stati già pubblicati dalle principali riviste mediche e controllati in doppio cieco.

Il loro obiettivo è quello di collaborare attivamente con i principali ospedali e le università di tutto il mondo per poter dimostrare, attraverso trial clinici, che la cannabis può cambiare in meglio le nostre vite.

Bibliografia

Studio di ricercatori spagnoli e francesi pubblicato sulla rivista scientifica FEBS Letters (1998)

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9771884/

Studio dell’Università Complutense di Madrid, pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Research (2008)

https://cancerres.aacrjournals.org/content/68/6/1945.long

Studio di ricercatori italiani pubblicato sul British Journal of Pharmacology (2012)

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22624859/

Studio di ricercatori israeliani pubblicato sulla rivista medica Current Oncology (2016)

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4791143/

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