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La melatonina: che cos’è e quali sono le sue funzioni biologiche

La melatonina è un ormone che è stato scoperto circa 50 anni fa ma è ancora oggi al centro di numerosi studi scientifici. La ricerca sta infatti cercando di comprendere quali sono le proprietà di questo ormone e come può trovare applicazione in nuovi campi della medicina. Ad esempio, la melatonina si è rivelata utile nel trattamento delle malattie degenerative e nel mitigare i processi di invecchiamento.

L’ormone è prodotto da una piccola ghiandola che si trova nel cervello, chiamata ghiandola pineale o epifisi. La produzione di questo ormone varia a seconda dell’età: è minima nei primi mesi di vita, aumenta man mano che si cresce e poi torna ad abbassarsi negli anziani.

È la luce a regolare la sua secrezione: quando gli stimoli luminosi arrivano alla retina, viene trasmesso all’epifisi il segnale di inibire la produzione di melanina. Quindi avremo bassi valori di melatonina in circolo nelle ore del giorno e un’alta concentrazione nelle ore notturne.

Il suo compito è regolare il ritmo circadiano dell’organismo, cioè le variazioni cicliche che coinvolgono aspetti del nostro funzionamento biologico (come la pressione arteriosa, la temperatura del corpo, il tono muscolare, la frequenza cardiaca, il ritmo sonno-veglia) nell’arco delle 24 ore.

Inoltre, la melatonina:

  • aiuta a trattare i disturbi del sonno, perché riesce a ripristinare i naturali ritmi biologici dell’organismo;
  • permette di ritardare gli effetti dell’invecchiamento;
  • ha un ruolo antiossidante e antitumorale;
  • è in grado di ridurre gli effetti collaterali della terapia antitumorale.

Tutti i benefici apportati dalla melatonina sono confermati da diverse pubblicazioni scientifiche. Negli Stati Uniti, qualche anno fa sono stati fatti degli esperimenti su topi di laboratorio che hanno sottolineato come l’integrazione di melatonina renderebbe le persone più giovani e vitali e migliorare la loro attività sessuale.

In Italia, il dottor Di Bella aveva ideato una sua formulazione di melatonina coniugata con adenosina e glicina per contrastare le neoplasie.

Quando è utile, quindi, ricorrere agli integratori di melatonina? In questo articolo, prendiamo in analisi gli studi scientifici più recenti per osservare quali sono le intuizioni più innovative riguardo all’utilizzo di questo strabiliante ormone.

Studio della Tabriz University Medical Science (Iran) pubblicato sull’European Journal of Nutrion (2020)

Nel 2020 un gruppo di ricercatori dell’Università di Tabriz in Iran ha cercato di comprendere se l’integrazione di melatonina può ridurre i processi infiammatori, grazie alla sua capacità di contrastare gli effetti deleteri dei radicali liberi.

I processi infiammatori sono alla base di numerose malattie croniche ed è importante combatterli. Tuttavia, gli studi precedenti non erano stati in grado di determinare in che misura la melatonina potesse davvero incidere sui biomarcatori infiammatori.

I ricercatori hanno allora cercato di riprendere tutte le analisi già effettuate in precedenza, studiando le pubblicazioni presenti su PubMed, su Google Scholar e altri portali scientifici fino ad aprile 2019. Hanno poi condotto, su questi dati, una meta-analisi, utilizzando un modello a effetti casuali. Sono state inoltre eseguite analisi di sottogruppi, analisi di sensibilità e di meta-regressione (si tratta di un’analisi statistica).

I risultati della meta-analisi sono stati raccolti all’interno del loro studio dal titolo “Melatonin supplementation and pro-inflammatory mediators: a systematic review and meta-analysis of clinical trials” (che puoi scaricare e leggere qui), che dimostra che un’integrazione di melatonina può essere efficace nel migliorare le condizioni infiammatorie.

Studio del Peking Union Medical College di Beijing pubblicato su Life Science (2020)

A luglio 2020 è stato pubblicato su Life Science, una rivista scientifica internazionale, uno studio molto interessante di un gruppo di ricercatori del Peking Union Medical College di Beijing, in Cina. Questi studiosi hanno portato avanti l’ipotesi che la melatonina possa essere un potenziale trattamento coadiuvante nelle terapie per il Covid-19, grazie alle sue potenti proprietà antinfiammatorie.

Proprio come la cannabis, anche la melatonina potrebbe mitigare l’infiammazione causata dal virus, che è ciò che poi porta alla tempesta di citochine e alla sindrome da distress respiratorio acuto. Inoltre, l’integrazione di melatonina potrebbe portare giovamento anche ai pazienti affetti da Covid-19 ricoverati in terapia intensiva, perché l’ormone riduce la permeabilità dei vasi sanguigni, migliora la qualità del sonno e permette di controllare l’ansia.

Grazie al suo alto profilo di sicurezza, la melatonina potrebbe essere una scelta efficace per aiutare i pazienti già debilitati dal virus. Sono però necessari altri studi affinché questa ipotesi venga confermata e avvalorata.

Studio della Tehran University of Medical Sciences pubblicato sul Journal of Neurology (2021)

Come abbiamo accennato, la melatonina ha il compito di regolare il ritmo circadiano del nostro organismo ed è quindi anche utilissima a regolare il sonno. In questo studio iraniano (puoi leggerne l’anteprima qui), i ricercatori hanno cercato di rivedere in maniera sistematica l’effetto della melatonina sulla qualità del sonno.

Dormire poco e male è infatti un noto fattore di rischio per diverse patologie, come quelle cardiovascolari, l’ipertensione, disfunzioni metaboliche e neurocognitive. I disturbi del sonno aumentano il rischio di mortalità precoce e compromettono la normale vita sociale e lavorativa.

Per comprendere quanto la melatonina possa contribuire ad alleviare i disturbi del sonno negli adulti (sani o con svariate patologie), i ricercatori hanno ripreso i risultati di altri studi clinici effettuati in precedenza. Per valutare la qualità del sonno è stato utilizzato il Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI), una scala di valutazione che ha l’obiettivo di misurare questo parametro in modo affidabile, valido e standard.

I risultati ottenuti indicano che la melatonina ha un effetto significativo sul sonno, in particolare nei soggetti adulti con malattie respiratorie, disturbi metabolici e che soffrono di insonnia. In questi casi, l’integrazione di melatonina è altamente consigliata.

Studio di Daniel P. Cardinali, medico argentino, pubblicato sul volume Hormones and Aging (2021)

Daniel Pedro Cardinali è un medico argentino, specializzato nella fisiologia e nella farmacologia della melatonina, con alle spalle più di 450 pubblicazioni scientifiche. All’interno del volume “Hormones and Aging”, edito da Gerald Litwack, è stato pubblicato un suo studio che indica come l’integrazione di melatonina possa apportare numerosi benefici e rallentare il processo di invecchiamento. Vediamo come.

Il dott. Cardinali afferma che un corretto ritmo sonno-veglia, una sana alimentazione e la giusta attività fisica sono elementi fondamentali per portare avanti uno stile di vita salutare e mantenerci in forma anche con l’avanzare dell’età.

Con l’invecchiamento, i ritmi circadiani tendono a sballarsi per via della minore produzione di melatonina e ciò causa un maggiore rischio di sviluppare infiammazioni e problemi metabolici. In particolare, i disturbi del sonno innescano numerosi cambiamenti fisiologici e patologici.

Ogni giorno, l’aumento della melatonina nel tardo pomeriggio sincronizza i nostri ritmi circadiani centrali e periferici. Questo ormone ha quindi un “effetto cronobiotico”, cioè è in grado di regolare il funzionamento del nostro corpo e della nostra mente in base al susseguirsi del giorno e della notte.

Inoltre, la melatonina esercita una significativa azione citoprotettiva (cioè protegge la mucosa gastrica), contrasta i radicali liberi, previene disturbi metabolici come l’insulino-resistenza e allevia l’infiammazione attraverso la regolazione delle citochine proinfiammatorie.

Si è visto da studi sugli animali anziani che la melatonina contrasta numerosi cambiamenti legati alla senescenza. Anche nell’uomo, grazie alle sue proprietà, questo ormone favorisce un sano invecchiamento. L’integrazione è consigliata soprattutto per quei pazienti che soffrono di sindromi metaboliche, malattie cardiovascolari, disturbi neurodegenerativi (Alzheimer, Parkinson).

Il dott. Cardinali conclude dicendo che è necessario portare avanti altri studi per stabilire quali sono le quantità corrette di melatonina che è necessario integrare per poter ottenere il maggior numero di benefici.

Gli studi che abbiamo preso in analisi prendono in considerazione diversi benefici che la melatonina può apportare al nostro organismo. Nonostante prendano in analisi le funzionalità di questo ormone con obiettivi differenti, in generale, possiamo dire che la scienza afferma all’unanimità che si tratta di un elemento fondamentale per regolare moltissimi parametri vitali. Insieme ad uno stile di vita sano e a una corretta alimentazione, integrare la melatonina può essere utile per contrastare i processi di invecchiamento e prevenire alcune patologie.

Bibliografia 

Studio della Tabriz University Medical Science (Iran) pubblicato sull’European Journal of Nutrion (2020)

https://www.researchgate.net/publication/336993771_Melatonin_supplementation_and_pro-inflammatory_mediators_a_systematic_review_and_meta-analysis_of_clinical_trials

Studio del Peking Union Medical College di Beijing pubblicato su Life Science (2020)

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7102583/

Studio della Tehran University of Medical Sciences pubblicato sul Journal of Neurology (2021)

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33417003/

Studio di Daniel P. Cardinali, medico argentino, pubblicato sul volume Hormones and Aging (2021)

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0083672920300522

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